Always

“Hogwarts will always be there to welcome you home.”

“Hogwarts sarà sempre lì a darvi il benvenuto a casa”.
Con queste parole di mamma J. K. Rowling apro il primo capitolo della categoria su libri & film che mi hanno cambiato la vita.
Quindi, indovinate un po’, stiamo per parlare di Harry Potter.
E non potrebbe essere diversamente.

Harry Potter è stato per me l’inizio di tutto.

Grazie ad Harry Potter ho sviluppato una passione sfrenata per la lettura, cosa che mi ha permesso di migliorare incredibilmente, specie per l’età che avevo, le mie abilità nella scrittura.

E poi, lo ammetto, volevo essere un po’ l’Hermione de noantri.
Grazie a quel personaggio sono diventata una vera secchiona; amavo studiare perché, come Hermione mi aveva fatto capire, non c’è niente di più utile e gratificante che sapere tutto di tutto.
Ovviamente non conosco (e non conoscerò mai) tutto di tutto.
Però la curiosità, quella mi è rimasta attaccata come una sanguisuga. E, come una sanguisuga, ogni volta che qualcosa mi stuzzica la mente me ne vado a succhiare informazioni ovunque, che siano libri, enciclopedie, articoli, in formato cartaceo o virtuale. Quando non riesco a trovare le risposte a qualcosa, sento come un bisogno impellente di andare a cercare, controllare, scoprire e studiare.
Ho decisamente l’Hermionite.

Ma Harry Potter è stato molto di più di questo, e sarebbe ingiusto e riduttivo ringraziare mamma Row solo per avermi insegnato ad amare la conoscenza, rendendomi di fatto la simil-filosofa depressa che sono. (E no, non ho la laurea in filosofia.)
Harry Potter è stato, in primis, un mio grande amico.

Dettaglio di vitale importanza, senza il quale non potrei continuare ad osannare con voi questo capolavoro di romanzo.

Tutto è cominciato con una piccola me, credo fossi decenne all’epoca, che si innamorò follemente del secondo film, il primo che io abbia visto della serie. Quindi, qualche tempo dopo, ad una fiera del libro lessi quello stesso titolo: Harry Potter e la Camera dei Segreti.
Non dimenticherò mai quella copertina: c’era disegnato un ragazzo (con uno strano cappello) che volava sopra un libro, sullo sfondo la luna, il cielo blu scuro e un castello.

Era lui!
Ovviamente costrinsi mia madre a comprarmelo.

Ed ora il dettaglio fondamentale per cui state leggendo non solo questo articolo, ma perfino questo blog.
Assieme al libro il venditore mi regalò un segnalibro, su cui era scritto:
“Un buon libro… Un amico per ogni occasione”.
Quelle parole si scolpirono subito nella mia mente, ma solo qualche giorno dopo, dopo aver terminato la lettura, avrei capito il perché: mai frase sarebbe potuta essere più vera, azzeccata, perfetta.

Torniamo a noi.
Come già detto, al tempo avevo appena dieci anni, una famiglia che mi amava (era stata mia cugina a farmi vedere la Camera dei Segreti!), bei voti a scuola, tanti amici.
Ma quell’anno le cose cominciarono a farsi dure per me. Quell’anno scoprii che le persone, più o meno consapevolmente, possono ferirci. E possono farlo molto nel profondo.

Non capii mai il perché, ma un bel giorno all’improvviso due compagne di classe che all’epoca reputavo le mie migliori amiche* mi misero contro tutta la classe.

*Ebbene sì, al tempo ancora esistevano le categorie Amica Amica stretta Migliore amica – (e perfino!) Migliore amica per la vita.

Restarono dalla mia parte solo quello che era, ed è tutt’ora, il mio vicino di casa – uno di quegli amici storici che riuscirà sempre a strapparti una risata – e due ragazze, una delle quali, fino all’anno prima, era stata la vittima ufficiale delle prese in giro dell’intera classe (ahimè, me inclusa)
– e solo allora capii che vita infernale avesse passato a causa nostra, e solo ora capisco appieno l’importante lezione che mi insegnò quel giorno, restando lì con me –
e una che sarebbe diventata, di lì a poco, una delle persone più importanti della mia vita.

Dopo questa esperienza non potei che trovare delle affinità con Harry, che mi legarono a lui per sempre.
Mi sentivo così vicina a quel ragazzino così particolare, vissuto in “cattività” per 11 anni, completamente solo, vittima dei perfidi zii e del cugino prepotente e viziato.
Per me era lo stesso ogni volta che dovevo andare a prendere il pulmino che mi avrebbe portato a scuola, mentre quelle due si divertivano a torturarmi, intonando cori contro di me, facendo battutacce sul mio aspetto, cercando di mettermi contro chiunque, facendomi sentire un alieno.
Ma come Harry trovò l’amore di cui tutti abbiamo bisogno ad Hogwarts, in Ron ed Hermione, io trovai rifugio nella mia nuova compagna di banco, quella ragazza che sarebbe stata la mia unica vera amica per tutto l’ultimo anno di scuole elementari e per i tre anni di medie e che ha continuato ad essere un punto di riferimento per me fino, addirittura, all’università.

E questo spiega solo parte del mio affetto incondizionato per Harry Potter.

Ne parlo come se esistesse davvero perché Harry esiste davvero, nei cuori di tutti coloro che hanno saputo trovare la magia nelle pagine di quei libri che finivano sempre troppo presto, e in quei film che non erano comunque mai abbastanza dettagliati.

Un’altra particolarità che mi ha fatto amare Harry Potter fino all’inverosimile, è l’abilità con cui la Rowling è riuscita a far maturare i personaggi nel corso della storia, assieme alla trama. Anche il linguaggio si alza di registro di libro in libro.
E io posso affermare con orgoglio di aver avuto l’immenso onore di crescere, letteralmente, assieme ad Harry e gli altri.
Ho affrontato tutto assieme a lui, gioie e dolori, le prime cotte, le delusioni amorose, la scomparsa di persone a me care.
Ho imparato il valore reale dell’amicizia, quanto sia importante avere degli amici su cui poter contare sempre ed essere esattamente questo per loro.
Ho imparato che non c’è nulla di peggio di una vita vissuta senza amore.
E ho imparato che:

“La felicità la si può trovare anche negli attimi più tenebrosi, se solo uno si ricorda di accendere la luce.”

E quindi tutt’ora, a ventiquattro anni, quando mi faccio le maratone di Harry Potter, o ne cito le battute, o rileggo i libri e le persone mi guardano stupite e mi dicono:
“Ma ancora, dopo tutto questo tempo?”
Io non posso che rispondere:

Sempre“.

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