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Sono passata davanti al Comune, dove stavi parcheggiato sempre e io ti salutavo e tu non mi riconoscevi quasi mai, e io tiravo dritta sorridendo.
Ho guardato quel parcheggio, il tuo parcheggio, e la fontana con la tua panchina…e mi è preso un senso di vuoto.
Non mi sono mai sembrati così vuoti.

È che siamo portati a dar per scontate cose che poi, quando dobbiamo confrontarci col fatto che siamo così piccoli e finiti in realtà, è sempre una doccia fredda.
E attualmente è così che mi sento.

Avrei potuto venire a trovarti di più, sarei potuta scendere a salutarti di più quando pranzavi da zia, avrei potuto far questo o quello…
Ma non l’ho fatto.
E adesso è troppo tardi, come sempre.

A luglio mi hai tenuta stretta la mano quando nonna ci ha lasciati.
Mamma poi mi ha detto che non ti aveva mai visto farlo, che non lo hai fatto neanche con lei.
Questa volta non so chi me la stringerà la mano, ma so chi sta stringendo la tua e va bene così.

Ciao nonno, ci vediamo di là, che muoio dalla voglia di sentire un altro commento sui miei capelli sempre troppi assurdi per te.

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