20 giugno – Come le onde

*Questo post è stato scritto il 10 giugno 2018.
L’ho pubblicato in inglese (Waves) due giorni dopo, e me lo sono tenuta in italiano per la rubrica I am the change, che aggiorno ogni 20 del mese.
Per un caso totalmente fortuito, due sere fa, lunedì 18 giugno, ho letto il nuovo libro di ZeroCalcare, Macerie Prime – Sei mesi dopo, e ho pensato che nessuna immagine sarebbe stata più appropriata per questo articolo.
Ovviamente potrà capire il nesso solo chi ha letto tale libro.
Quindi, se non l’avete fatto, vi consiglio di andare in libreria e comprarvene una copia. Ne vale la pena.
(Macerie Prime – sei mesi dopo è il seguito di Macerie Prime, che andrebbe letto prima, ovviamente.)

Ciò detto, vi auguro una buona lettura.


Vi capita mai di sentire che qualcosa stia per arrivare, qualcosa di grosso, pesante, difficile da gestire?

A me sì.

Mi capita piuttosto spesso.

È un campanello d’allarme che mi dice che sto per cadere di nuovo. È come se il mio corpo volesse avvertirmi, come se volesse dirmi:
“Hey, ci siamo. Sta tornando. Tieniti forte”.

È proprio come le onde.
Le vedi che arrivano forti, impetuose, testarde come il vento.

Le prime volte che mi è successo non sapevo che fare, me la prendevo con tutti, soprattutto con me stessa. Assecondavo questa cosa e più l’onda colpiva forte, più forte io mi arrabbiavo con me stessa, ferendomi ancora di più.

Poi ho capito che non sarebbe servito a nulla, che così sarei solo annegata. E allora ho provato a nuotare.

Ma non è stato facile.

Non è facile.

È come essere costantemente in balia di una marea che non sai mai dove ti porterà, se a terra, o contro gli scogli.

Però io continuo a nuotare e a volte ho anche la fortuna di non farlo da sola e questo mi sembra fantastico.

È più facile quando hai qualcuno che ti stringe la mano e cerca di riportarti in superficie.

È più facile quando hai qualcuno che ti ricorda che vale la pena continuare a nuotare e cercare di stare a galla, indipendentemente da quanto faticoso sia e quanto appetitoso possa sembrare il lasciarsi andare in quel turbinio che cerca di tirarti giù.

È più facile quando qualcuno viene a prenderti e ti trascina a riva.
È bello sapere di poter contare su qualcuno, quando non puoi contare appieno su te stessa.

Spero che abbiate sempre quel qualcuno pronto a lanciarvi il suo salvagente, quando non siete in grado di procurarvene uno da soli.

Fate in modo di essere quel qualcuno, almeno per le persone a cui tenete.


Dedicato a tutte le persone che abbiamo perso in quel mare nero della nostra società, che è la depressione.

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Vivo di ansie che tu non sai nemmeno di darmi.

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