Malinconia, nostalgia, malattia, morte: insomma parlo dell’estate

Due giorni fa ho ritrovato ‘sta foto nei meandri del computer, in una di quelle cartelle che stanno dentro altre cartelle che stanno dentro altre cartelle.

Oh, le mie ansie mi hanno costretta a gestire così il computer, ché se vedo il desktop disordinato ho paura che mia madre arrivi minacciandomi col piumino.

Comunque guardando ‘sta foto m’è presa una nostalgia incredibile di quel tempo in cui il tempo sembrava scorrere tutto uguale, lento… anzi: tranquillo.

Io ero tranquilla, sicuramente molto più di adesso.

L’estate era quel periodo fantastico in cui non dovevo andare a scuola, ma comunque a settembre la routine sarebbe ricominciata e quindi era tutta una certezza.

Attualmente invece la mia routine si basa su un gigantesco BOH che penzola sulla mia testa tipo spada di Damocle, circondato da sporadici: “E se..?” ma soprattutto tanti: “Nahh”.

E insomma ‘sta foto m’ha fatto prendere una nostalgia di quelle bastarde, da lacrimuccia che trattieni con tutte le forze (poche, perché è caldo e ho la pressione bassa E NO MADRE, NON LO VOGLIO IL FOTTUTO MAGNESIO).

…Noi ridiamo e scherziamo, ma ormai è una prova di forza: se accetto e prendo il magnesio mia madre continuerà a pensare che non sono abbastanza forte per il mondo, mentre non sa che in realtà l’unico scoglio insormontabile per me sono proprio io stessa.

E comunque ‘sta foto ha riassunto le mie estati d’infanzia e adolescenza al meglio, con una vena assolutamente romantica, che ahimè mi si addice (l’ho già ammesso, ma continuo a ribadirlo: SÌ, sono mezza emo, non so’ mai riuscita a guarire totalmente da quella cotta adolescenziale per i ciuffi di lato, gli occhi giganteschi tipo manga giapponese e soprattutto il mood: “voglio mori’“. Statece.)

E adesso non so se è il caldo che mi dà alla testa, o forse il fatto che sto male da 3 settimane e l’unica cosa che m’aveva mezzo curata m’ha fatto allergia e quindi sto di punto accapo, comunque tutto ‘sto pippone era per dire che un po’ mi manca quel mood sereno e spensierato, quelle amicizie che sembravano così vere, forti e destinate a non finire mai, quella me completamente naïf che non avrebbe mai pensato che, dopo qualcosa come 10 anni, avrebbe riguardato questa foto, avrebbe rosicato una cifra, avrebbe invidiato se stessa, e se solo avesse potuto, le avrebbe detto:

Goditela, perché poi è una merda.

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