Telegram e il sessismo dei maschi italiani

Praticamente su Telegram c’è un gruppo P O R N O dove gli iscritti si mandano foto prese dai profili di ragazze IGNARE di tutto ciò, e le condividono là per farsi una sega.

Il problema è sempre lo stesso: il consenso. O meglio, la mancanza di consenso.

Provo a fare uno schemino per renderla facilmente comprensibile a tutt*:

Pubblicare una MIA foto sul MIO profilo =/= dare il consenso a altri di prenderla e farne ciò che vogliono.

E se ciò avviene, di chi è la colpa?
1) Mia, perché ho pubblicato la foto? 
2) Di chi ha preso la MIA foto e ne ha fatto un uso improprio = senza il MIO consenso? ✔️
3) Entrambe le precedenti? 

Ahimè la prima e la terza risposta vanno molto.
E la “soluzione” proposta da chi le sceglie qual è?

Sai che esistono persone così, quindi gioca tu -eventuale vittima- d’anticipo: limitati, togliti libertà e diritti per non rischiare, perché, alla fine dei conti, te la sei cercata tu, almeno un po’.

Perché, per certa gente, è sempre e comunque pure colpa tua.
Tua, della vittima.

Guai a dire che il problema è sistemico.

Che ci sono persone che considerano altre persone solo e sempre oggetti.
Perché se siamo oggetti non si deve tener conto di ciò che vogliamo/pensiamo: non siamo in grado di volere o pensare, esistiamo in funzione dell’uso che loro vogliono fare di noi.

“Che ci vuoi fare, loro sono fatti così, fatti furba tu e evita”.

Ma evita che? Di vivere?
Come se certi meccanismi non si verificassero anche (soprattutto) tra amici o all’interno del nucleo familiare.

Ma guai a dire ste cose.

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Wired ha pubblicato un articolo sulla vicenda: Dentro il più grande network italiano di revenge porn, su Telegram

Alla fine si parla del reato di Revenge Porn, che “finalmente” in Italia c’è una legge che tutela le vittime, ecc ecc.

La mia perplessità è che il problema a monte, ovvero la mentalità dei maschi (da bambini a uomini maturi) che fanno parte di questo gruppo, come di altri gruppi su internet e nella vita vera, non viene mai trattato a dovere.
Si delega tutto alla legge, quando sono infinite le testimonianze di donne che, pur avendo denunciato, non sono state neppure ascoltate.
E, in ogni caso, se denuncio è perché il fatto è già avvenuto.
La mia vita è già rovinata. E non si torna indietro. Nessuna pena e nessuna condanna potranno mai ridarmi ciò che quel ragazzo o quei ragazzi mi hanno tolto, checché se ne dica.

A me pare quasi che ci sia la paura di far sentire responsabili quelli che sono realmente responsabili della violenza sulle donne: i maschi.

E badate, non parlo solo, ad esempio, dei quarantanovemila che stanno in quel gruppo Telegram.
Parlo, sempre per esempio, di tutti i miei amici che dopo che hanno scoperto che il mio ex era violento con me, hanno continuato a uscirci come nulla fosse, addirittura facendoci su battute, talvolta vantandosene (“Devi ringraziare me se continui a uscire con noi”).

Qui trovate un fumetto che feci tempo fa sulla questione:
Leoni senza tastiera

I maschi che fanno spallucce e si voltano dall’altra parte perché “Io non sono violento“, “Io non toccherei mai una donna“, “Io io io io” sono parte del problema, perché non aiutano a risolverlo.
Usano questo loro (autocertificato) non essere violenti, per pulirsi la coscienza e non fare nulla.
Ma voltarsi dall’altra parte di fronte a un’ingiustizia equivale a schierarsi con chi quell’ingiustizia la compie. Non ti rende migliore di lui, tutt’altro.

Quindi o sta storia (cioè la violenza sulle donne in ogni sua forma) cominciamo ad accollarcela tutti, o non se ne esce.

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One Comment

  1. gaberricci

    La storia di “Alfonso” e “Goldberg” ha rischiato seriamente di farmi vomitare la colazione…

    Come facciamo ad accollarci tutti la situazione? Cosa possiamo fare?

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