Buon 25 aprile, a chi lo festeggia

Dicono che il 25 aprile sia divisivo, io dico che deve esserlo.

Il 25 aprile non è per chi si accontenta, per chi fa spallucce e si volta sempre dall’altra parte, per chi non si assume mai alcuna responsabilità e gongola nella sua paracula vigliaccheria.

Il 25 aprile è la festa di chi conosce il peso dell’odio per le ingiustizie, mosso dall’amore per chi quelle ingiustizie le subisce.

Il 25 aprile è il sorriso di chi conosce l’altra faccia della medaglia, perché l’ha vissuta o la vive sulla propria pelle.

Il 25 aprile è la rabbia giusta, quella degli ultimi, quella che punta verso l’alto e non verso l’altro, che in tanti non vogliono comprendere e quindi le puntano il dito contro e la condannano.

Il 25 aprile è e deve essere divisivo, perché è la prova che le idee non sono tutte uguali, che c’è un lato giusto della barricata, e c’è un lato sbagliato della barricata, e c’è una barricata, e sta a te scegliere da che parte stare e chi essere, ché sono le scelte che fai e le azioni che compi a dire chi sei.

Il 25 aprile chiama tutt* a scegliere.

Io ho scelto di stare con chi canta di antifascismo e resistenza e resistenze e libertà.

Per questo non mi va giù che quest’anno questo virus di merda (e la gestione di merda di questa emergenza di merda) mi abbia impedito di farlo abbracciata ai miei compagn*.

Ma so che il 25 aprile sta sempre lì, ché è simbolo di qualcosa di molto più profondo e serio e importante, che non inizia e non termina con questa giornata e va agito in ogni singolo istante di ogni singolo giorno: l’antifascismo.

E quindi non sarà oggi, non sarà fra una settimana, ma, appena si potrà, festeggeremo e festeggeremo doppio.

Intanto continuiamo ad essere gocce,
perché poi saremo tempesta.

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