Sassolini

Praticamente mentre scrollavo abbastanza annoiata la home, mi appare questa foto stupenda co tuttimaschi della mia infanzia/adolescenza a un matrimonio, contenti e sorridenti assieme al mio ex violento.

Credo che questa cosa si chiami trigger, perché l’effetto che m’ha fatto è stato farmi salire una rabbia che era davvero parecchio che non provavo.
 E sia chiaro, io amo la rabbia, perché non fosse stato per quella, col cazzo che mi sarei liberata di quella relazione violenta e col cazzo che avrei trovato la forza di mandà affanculo pure sti pezzi di merda che so i miei vecchi “amici”. (Virgolettato, perché è letteralmente un insulto all’amicizia definirli così).

Però ho deciso che due sassolini dalle scarpe me li voglio togliere, lo devo a me stessa, ovviamente, ma pure a tutte quelle persone che purtroppo si possono trovare in situazioni simili.

Partiamo da un presupposto: i miei vecchi “amici” sanno perfettamente che la persona con cui si fanno selfie, escono, bisbocciano in allegria, mi ha fatto violenza per anni, dalla violenza psicologica a quella fisica, pacchetto completo.

Nel momento in cui lo sai, sei di fronte a una scelta:
puoi scegliere di fare qualcosa (e il ventaglio di opzioni tende a più infinito)
oppure puoi scegliere di non fare assolutamente niente e far finta che non sia successo nulla, inventando scuse che vanno dal “non sono cazzi miei” al “bisogna sentire entrambe le campane” al “io non c’ero quando è successo, non ho visto nulla, non so nulla, magari esageri”.
E via così.

Indovinate i miei cari vecchi “amici” per quale scelta hanno optato?

Esatto, la seconda, incredibile.
Hanno scelto di non fare nulla, di più, hanno rivendicato il fatto che per loro questa non fosse una scelta ma la naturale conseguenza degli eventi, la cosa più normale del mondo, perché siamo onesti: chi c’ha voglia di mettere in discussione TUTTO, i rapporti che hai instaurato, il modo di viverteli, le dinamiche di potere che stanno alla base di quei rapporti…fino ad arrivare a mettere in discussione te stesso e quanto credevi di essere un bravo ragazzo (ma -breaking news- non lo sei).
…E tutto perchè una femmina rompe le palle?

Pff, nah, che coglioni ste femmine, oh.

Nel momento in cui la pensi così e ti convinci pure di aver ragione, dandoti enormi pacche sulle spalle perché “ha senso”, in fondo tu non stai facendo nulla di male, in fin dei conti son passati quasi 10 anni e la vita va avanti… In realtà tu stai facendo due cose ben precise e io non so manco quale sia più grave:

  1. Mi stai ricatapultando in quella merda di 10 anni fa. 
Me la fai rivivere tutta, senza sconti. Mi fai male. E io te l’ho anche detto, a scanso di equivoci, che mi fai male. Ma tu imperterrito continui.
Quindi sei proprio stronzo.
  2. Stai facendo credere a lui che, tutto sommato, non ha fatto chissà cosa, non era così grave. Amici come prima. È lei che è pazza, esagerata, ecc ecc.
    Il branco starà sempre qui a difenderti.

    Quindi sei doppiamente stronzo.

E io vorrei davvero tanto che questa cosa potesse risolversi con un banale: “Siete un branco di stronzi”.
E lo siete, ma il fatto che alcuni di voi abbassino lo sguardo quando ci incontriamo mi fa pensare che a questa conclusione ci siete arrivati pure voi.

Ma il punto è sempre stato e resta che voi siete parte del problema della violenza di genere.
Che quella violenza esiste perchè voi contribuite a perpetrarla. A proteggerla. A insabbiarla e quindi difenderla.

E quindi non siete diversi da lui, non siete meglio di lui: voi siete lui.
Perchè senza voi, quelli come lui non andrebbero in giro così sereni.
E io non ho alcuna intenzione di farvi alcuno sconto, mai più.

E ho fatto tutto sto pippone soprattutto per dire ad altre persone che si trovano in questa situazione in cui delle merde vi rivittimizzano,che no, non siete voi ad essere esagerate e quant’altro vogliano farvi credere.

E sì, tutto questo è violenza, su violenza, su violenza e fa un male che sappiamo solo noi, e quel male, soprattutto se ti toglie sempre più il respiro, va eliminato con ogni mezzo tu voglia: liberatene nel modo che ritieni possa farti più bene, ma liberatene.
Non ti accollare la loro violenza, rimandala al mittente, o comunque non lasciare che ti bruci dentro e ti consumi ancora un po’ di più.

Non sei tu a dover soffocare.

Non sei tu a dover soffrire.

Non sei colpevole, non sei sbagliatə, non sei debole.

Viviamo in una società dove siamo noi a dover tagliare i ponti, siamo noi a dovercene andare, siamo noi a doverci difendere.
Dobbiamo farlo perché non frega un cazzo a nessuno.
E allora facciamolo, insieme, con ogni mezzo necessario.

Sted

Non sono sempre stanca:
mi disegno così.

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