Ringraziamenti – extra

Se potessi aggiornare la pagina “ringraziamenti” del mio libro, e l’ho già dovuto fare una volta (chi ha preso una delle prime 50 copie capirà -ma resterà un inside joke tra noi perché è imbarazzante), ora sarebbe molto simile a quanto segue:

Mi sono autoprodotta dopo che m’è stato detto: “La violenza di genere non vende“, perché questa risposta mi ha totalmente destabilizzato e ho deciso che quella storia dovesse uscire proprio perché non ho mai voluto “vendere la violenza di genere“, semmai l’esatto opposto.

Ora, con gioia e sorpresa, questa storia sta girando e la stanno leggendo molte più persone di quante potessi anche solo sperare di immaginare quando l’ho disegnata nella mia cameretta -perché avevo bisogno che uscisse fuori da me, prima di ogni altra cosa, per ricominciare a respirare, letteralmente-.

Per caso e per gioco, mentre buttavo giù il libro, ho iniziato a condividere i miei disegni sui social e così ho scoperto che facevano bene anche ad altrə, che potevano farlo, ed è stato questo a farmi pensare che pure quel libro dovesse avere una possibilità di esser letto da qualcunə oltre me, che, forse, alla me che quella storia anni fa l’ha vissuta, un libro così l’avrebbe fatta sentire meno sola, che era quello che cercavo, che è il potere che i libri hanno sempre avuto con me, la magia che mi ha sempre legato intimamente a loro.

Ho cominciato a sperare che questo libro avesse tutte le possibilità che io non avevo avuto, che mi erano state negate.

E le ha avute, regalandole pure a me.

Lo hanno letto, ci hanno ascoltati, hanno voluto farlo.

E ancora di più: questo libro ha avuto la capacità di viaggiare sulle sue gambe pure quando io non riuscivo a portarlo da nessuna parte, per tanti motivi: la pandemia, la depressione.

Ha superato ogni mia aspettativa e ogni mio limite.

E io gli devo un grazie.

Ancora oggi a ogni richiesta di presentazione torno la persona che ero prima che il tour cominciasse, mi emoziono, mi viene l’ansia -lei non manca mai-, e non mi pare vero: sto girando l’Italia in lungo e in largo, ho avuto la possibilità di vedere luoghi che avevo solo sognato di visitare, ho conosciuto persone, compagnə, che mi porterò sempre dentro, che quando ti rivedi non sembra passato neanche un secondo dall’ultima volta che ti sei scambiatə un ‘ciao’.

È come aver scoperto di avere casa in tanti posti, a compensare il fatto che quella che un tempo consideravo casa mia me l’ha strappata via uno stronzo qualsiasi in un sistema di merda che lo spalleggia ogni giorno.

E affanculo lui e affanculo loro.

Affanculo perché ho noi.

Ancora e sempre il mio personale si mescola col politico e io continuo a vivere in un saliscendi di emozioni contrastanti, a pensare che tutto questo sia molto più grande di me e a convincermi di non essere abbastanza, a toccare con mano la sorellanza che mi ricorda che non è mai solo di me che si tratta e di fare quello che posso fare e al resto ci pensiamo insieme, che è giusto così, che è bello proprio per questo e proprio per questo ogni sì che ho ricevuto vale dieci, cento, mille volte più di ogni no.

E allora continuo ad andare, con una delle poche certezze che mi porto dietro da quando tutto questo è iniziato: che da questo viaggio si torna molto meglio di come sono partita.

Più grande, più forte, più pronta… perché non più sola.

Grazie per tutto questo.

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